Con il termine “dipendenza” si intende quella relazione che si instaura tra l’individuo ed un altro elemento, che può essere una sostanza (l’alcol, l’eroina, ecc. …) o un comportamento (giocare d’azzardo).

Poiché, però, sia una sostanza chimica che un’esperienza emotiva possono risultare esperienze gratificanti, esistono dipendenze legate ad altri individui , in questo caso si parla dunque di dipendenza affettiva.

La dipendenza comporta uno stravolgimento totale della persona, per la quale la motivazione vitale e le giornate sono costruite intorno all’oggetto da cui dipende (Cancrini, 2003), impedendo all’individuo di privarsi dell’elemento da cui dipende, il quale richiede l’immediato soddisfacimento.

La dipendenza può essere fisica, psichica o entrambe: nella dipendenza fisica l’individuo non riesce a fare a meno della sua fonte di gratificazione, pena il manifestarsi di sintomi negativi; la dipendenza psicologica invece è riferita al carattere costrittivo del comportamento di dipendenza, ovvero da una forte spinta psicologica ad avvicinarsi all’elemento da cui si dipende, e dal quale si trae gratificazione. 

Le dipendenze che compaiono durante il periodo adolescenziale possono avere conseguenze dannose che traslano nella vita adulta.

A tal proposito Caretti e La Barbera (2009) scrivono: 

“attraverso la dipendenza l’adolescente può esperire spazi regressivi contrapposti alle pressioni che lo spingono verso la crescita e l’acquisizione di elementi propri dell’età adulta. Inoltre, molto frequentemente, la scelta del comportamento additivo finisce con il veicolare tutta la conflittualità del giovane nei confronti del mondo degli adulti e dei genitori in particolare, finendo per caratterizzarsi come fittizio percorso di autonomizzazione e di differenziazione”.